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Cronaca

Pietracatella, Gianni Di Vita: «Non ho mai creduto volessero uccidere me»

Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime, afferma di non aver mai pensato che l'attacco fosse mirato a lui o alla sua famiglia. L'indagine si concentra…

Pietracatella, Gianni Di Vita: «Non ho mai creduto volessero uccidere me»
Foto: via Leggo

Gianni Di Vita, padre di Sara e marito di Antonella, le due donne avvelenate con la ricina a Pietracatella, ha rilasciato un breve commento al cimitero a un inviato del Corriere della Sera. «Non ho mai creduto che volessero uccidere me né mia moglie e mia figlia» [1]. Il suo intervento arriva dopo la conclusione della terza perquisizione disposta dalla procura di Larino, svolta al liceo Classico Mario Pagano di Campobasso, dove Sara e la sorella Alice hanno studiato fino ai mesi scorsi.

Gli agenti della Squadra mobile e dello Sco hanno operato nell'istituto per quattro ore, dalle 9.20 alle 13.20 di giovedì 15 ottobre. L'obiettivo era verificare la presenza di ricerche online sulla ricina tra i 63 computer collegati al sistema centrale della scuola. Come nelle precedenti operazioni a Riccia, non sono stati ispezionati singolarmente i dispositivi, ma è stata effettuata una copia dei dati dal server principale [2].

Il consulente informatico Gianni Alfonso, che assiste Di Vita, è stato l'unico a rilasciare dichiarazioni. Ha spiegato che il software del server è lo stesso utilizzato nelle scuole di Riccia, dove la copia dei dati era stata effettuata il giorno precedente [2]. Sul possibile riconoscimento degli utenti che hanno cercato informazioni sulla ricina, Alfonso ha precisato: «Sarebbe possibile solo se la persona è entrata con un suo id e una sua password. Se, invece, il computer era già aperto, risalire al responsabile sarebbe molto più difficile, se non impossibile».

L'indagine prosegue quindi con attenzione sulle tracce digitali, senza garantire l'identificazione diretta degli utenti. Gli esiti dell'acquisizione saranno disponibili solo dopo il deposito degli atti [2]. Di Vita, per ora, si limita a dire: «Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo» [1].

Cosa succede ora? Gli atti saranno analizzati dal pool di esperti e dal magistrato, mentre il caso si allarga a possibili relazioni nascoste o motivazioni legate all'ambiente scolastico. La notizia è stata riportata da Leggo e Il Messaggero.

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Fonti

Questo articolo si basa sulle notizie riportate dalle testate qui sotto.

  1. Leggo: Ricina, parla Gianni Di Vita: «Non ho mai creduto volessero uccidere me né mia moglie e mia figlia. Gli investigatori sanno molte cose»
  2. Il Messaggero: Morte avvelenate, Gianni Di Vita: «Non ho mai creduto volessero uccidere me, né mia moglie e mia figlia. Gli investigatori sanno molte cose»

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