Omicidio Garlasco, mistero sui campioni DNA: il Ris non aveva il sangue della vittima?
Nuovi inquietanti dettagli emergono sul caso Garlasco: Luciano Garofano, ex comandante del Ris, fu escluso dai sopralluoghi e ci sono dubbi sul DNA.
Il caso dell'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco si riapre con dettagli che scuotono le fondamenta dell'indagine. Luciano Garofano, all'epoca comandante dei Ris di Parma, chiese di partecipare come osservatore ai sopralluoghi nella villetta del delitto, ma la PM di Vigevano, Rosa Muscio, rifiutò categoricamente la sua richiesta [1].
Questa rivelazione emerge dagli atti raccolti dai PM di Pavia, che stanno indagando sull'operato del Ris. L'indagine è parallela a quella chiusa nei confronti di Andrea Sempio, che era stato accusato di essere il vero responsabile del delitto [1].
Tra i documenti depositati ci sono due email di Garofano, datate 3 e 8 settembre 2007, in cui chiedeva di essere presente alle operazioni tecniche sulla scena del crimine. La risposta della PM Muscio, il 9 settembre, fu un netto "no", motivato dal fatto che solo i difensori e i loro consulenti potevano partecipare agli accertamenti tecnici irripetibili [1]. La difesa dell'allora indagato, Alberto Stasi, era contraria alla sua presenza, sostenendo che solo le persone nominate dal pubblico ministero o legittimate dal codice potevano partecipare.
Un altro elemento di forte discussione riguarda il DNA. Il capitano del Ris Alberto Marino, sentito dai magistrati di Pavia, ha dichiarato che per ricavare il DNA di Chiara Poggi fu usato un cucchiaino trovato nella villetta perché "forse non ce l'hanno mandato" e "non c'era un campione di confronto" della vittima [1]. Tuttavia, un verbale del 4 settembre 2007, firmato dallo stesso Marino, parlava di prelievo del sangue della vittima come campione. Una contraddizione che ora è al vaglio degli inquirenti.
Secondo Il Messaggero, il nome di Garofano è tornato al centro del caso Garlasco anche per le mail sulle impronte della scarpa e la gestione dei campioni biologici [2]. Questo nuovo filone di indagine riporta sotto la lente il lavoro del reparto da lui guidato e alcuni aspetti dell'inchiesta che ha condotto alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
La difesa di Stasi, nel frattempo, sta smontando l'indagine che ha portato alla condanna, puntando a una nuova istanza di revisione. Oltre ai dati genetici, sono stati chiesti approfondimenti sul dispenser del sapone nel bagno della villetta, dove ci sarebbero altre impronte digitali che all'epoca non furono ritenute utili [1]. Vengono richieste anche le foto dei test luminol sull'auto di Stasi, suggerendo che potrebbero emergere elementi che "faranno scalpore".
Andrea Sempio, intanto, ha espresso la sua "paura di essere vittima di un errore", definendo "follia" quanto accaduto negli ultimi due anni [1]. I suoi difensori si incontreranno per stabilire quali memorie di replica presentare ai pm di Pavia entro il 18 ottobre.
Fonti
Questo articolo si basa sulle notizie riportate dalle testate qui sotto.
- Leggo: Garlasco, Garofano chiese di assistere ai sopralluoghi di casa Poggi ma la pm disse «no». Nuovi dubbi sul Dna del cucchiaino
- Il Messaggero: Luciano Garofano, dai sopralluoghi negati nella villa di Chiara Poggi alle mail sulle impronte: i nuovi accertamenti sul caso Garlasco




